Tra la fine di aprile e l’inizio dell’estate Pasolini è impegnato con le riprese de Il Vangelo secondo Matteo, svolte inizialmente tra Orte, Villa Adriana e Tivoli e successivamente tra Matera, Crotone e le pendici dell’Etna. Alla Mostra di Venezia, il Leone d’Oro sarà assegnato a Deserto rosso di Antonioni, mentre il film di Pasolini si aggiudicherà il premio speciale della giuria.
Aver sfiorato il riconoscimento più importante farà vacillare Pasolini, che per un attimo penserà addirittura di abbandonare il mondo del cinema. A dicembre il film è proiettato in pompa magna nella cattedrale di Notre-Dame a Parigi.
Il 1964 si segnala anche per la pubblicazione della quarta raccolta italiana Poesia in forma di rosa che comprende poesie scritte tra il 1962 e il 1964.

Contesto storico

Alla fine di giugno cade il primo governo Moro. La crisi politica e la seguente fase d’incertezza pongono le condizioni per lo sviluppo da parte del Comandante generale dell’Arma dei Carabinieri Giovanni De Lorenzo di un piano eversivo denominato Piano Solo, contenente un progetto di attribuzione del controllo statale all’Arma in caso di situazione d’emergenza e un elenco di militanti da porre in stato d’arresto.
Il 1964 è anche l’anno della morte di Palmiro Togliatti: ai funerali romani della guida storica del Partito comunista italiano, deceduto a Jalta in Crimea (parte dell’Unione Sovietica al tempo), è presente più di un milione di persone.
A dicembre si segnala, oltre all’elezione di Giuseppe Saragat alla presidenza della Repubblica, il lancio dallo spazioporto dell’isola di Wallops (Stati Uniti, a ridosso della costa orientale della Virginia) del primo satellite artificiale italiano, il San Marco 1.

Cinema

Il Vangelo secondo Matteo significa, per l’ateo Pasolini, prendere di petto una volta per tutte la dimensione del sacro. Essa è per l’intellettuale da intendersi scissa da qualsiasi prospettiva soteriologica: il sacro non contiene né annuncia alcuna salvezza, ma riporta l’uomo all’originario, al pre-sociale, al linguaggio elementare della presenza all’enigma del mondo.
Il sacro è il residuo non demistificabile, è l’irrazionale e rifulge nel mistero della morte. Il sacrificio del Cristo pasoliniano, come quello delle precedenti figure Christi (Accattone, Ettore…) del suo cinema, non è il momento di passaggio a un’inesistente aldilà, ma l’evento definitivo e irrevocabile che assegna senso tragico all’esistenza.
Gesù, interpretato dal diciannovenne catalano Enrique Irazoqui, si muove in uno dei mondi originari, fuori dalla Storia, tipici della poetica del regista: è un panmeridione – sottolineato anche dalle scelte musicali che pongono in convivenza Bach e Mozart con il gospel e le messe cantate congolesi – dove si muovono volti scolpiti in una specie di eternità popolana, tra i quali spicca quello della madre Susanna – interprete di Maria – che nel momento dello strazio sotto la croce sembra preconizzare tragicamente il dolore che poco più di dieci anni più tardi sperimenterà sulla sua pelle per la perdita reale del figlio.